

L'Immunologia
dei Trapianti - La Medicina Rigenerativa - Gli organi artificiali - Lo xenotrapianto
L'Immunologia
dei Trapianti
Il trapianto di
organo è oggi una procedura ampiamente applicata e rappresenta l'opzione
terapeutica di prima scelta per molti malati. E' noto che, a causa della grave
carenza di organi ovunque nel mondo, molti persone che potrebbero trarre
giovamento da questa procedura terapeutica non possono essere adeguatamente
trattate. In Italia, al 30 settembre 2009,
la lista di attesa per trapianti contava 9.366 pazienti, dei quali, più di 6.800 erano in attesa di un rene. La situazione è in continuo peggioramento anche se i ricercatori stanno studiando alternative valide alla
carenza di organi. I ricercatori stanno studiando i modi per sopperire alla
carenza di organi, attraverso un migliore uso degli stessi, la donazione da vivente o esplorando nuove
sistemi alternativi meccanici o biologici. In questo contesto, CORIT si occupa
di strategie volte a migliorare la sopravvivenza degli organi umani disponibili
e a individuare fonti alternative di organi quali lo xenotrapianto e organi
bioartificiali, allargando il suo piano di ricerca anche alla Medicina Rigenerativa e alle cellule
staminali.
La Medicina Rigenerativa e cellule staminali
Per Medicina Rigenerativa si intende un
insieme interdisciplinare di attività di ricerca e cliniche che, come il trapianto e le terapie
sostitutive, hanno per scopo ultimo quello di riparare, sostituire o rigenerare
cellule, tessuti od organi al fine di restaurare la funzione danneggiata da un
evento avverso di qualsiasi natura, compresi i difetti congeniti, le malattie,
i traumi e l'invecchiamento. La Medicina Rigenerativa
si avvale di una combinazione di approcci tecnici convenzionali, ma anche
innovativi, che spingono questo settore oltre la trapiantologia convenzionale e
le terapie sostitutive. Tra gli approcci utilizzati dalla Medicina Rigenerativa
sono compresi l'impiego di molecole solubili, la terapia genica, la terapia
cellulare basata sull'impiego di cellule staminali, l'ingegneria tessutale e la
riprogrammazione delle cellule e dei tessuti. Per questi motivi, la Medicina Rigenerativa
viene oggi considerata come la nuova frontiera della terapia sostitutiva
dell'organo, dei tessuti e delle cellule. Gli obiettivi
della Medicina Rigenerativa sono ambiziosi e le sue potenziali applicazioni
cliniche sono numerose. Esse includono la cura di malattie degenerative
croniche quali il morbo di Alzheimer, di malattie metaboliche quali il diabete,
di malattie ischemiche quali l'ictus o l'infarto che, in molti casi, portano
all'insufficienza d'organo. L'interdisciplinarietà è un concetto
centrale della Medicina Rigenerativa ed è essenziale per conseguire nuove
soluzioni terapeutiche che non sarebbero altrimenti raggiungibili dalle singole
discipline prese in maniera autonoma. La Medicina Rigenerativa
costituisce, pertanto, un sistema avanzato e competitivo nel quale è necessario
investire a livello regionale, nazionale ed europeo.
L'utilizzo
in campo clinico di alcuni di essi è già stato introdotto con successo
nell'uomo.
La prima e più diffusa forma di organo artificiale è senz'altro l'emodialisi.
Questa tecnica, che serve a rimuovere le sostanze tossiche accumulate
nell'organismo, si avvale di un filtro chiamato "rene artificiale" e
di un sistema di pompe.
Bisogna considerare che, benché l'emodialisi permetta la
sopravvivenza di un paziente in insufficienza renale per diversi anni, essa si
associa inevitabilmente ad una ridotta qualità di vita ed ad un progressivo
deterioramento clinico del paziente. La spettanza di vita di un paziente in trattamento emodialitico è
significativamente ridotta rispetto a quella di un paziente con trapianto
renale ed il costo del malato in dialisi è di circa 60-80.000 euro l'anno.
Nel caso del cuore, sono stati sviluppati organi
meccanici in grado di supportare, ma non di sostituire il cuore. I più utilizzati sono i cosiddetti "Left Ventricular
Assist Device" (LVAD) che possono mantenere in vita un paziente
cardiopatico per alcuni anni o in attesa di un trapianto di cuore umano. Tuttavia questi organi comportano alcune serie limitazioni: il LVAD danneggia i
globuli rossi provocando anemia, richiede sistemi di ricarica energetica
ingombranti e scomodi ed è molto costoso. Inoltre, il paziente portatore di
LVAD presenta un alto rischio di embolia periferica per la possibile formazione
di trombi al suo interno.
Per quanto riguarda la carenza di fegato, sono stati sviluppati diversi modelli
di fegato bio-artificiale. Questi sistemi sono costituiti da epatociti derivati da cellule di epatoma umano o da
epatociti suini messi in contatto con il sangue del paziente con insufficienza epatica
per permettere la
purificazione del plasma del malato. Si tratta di approcci piuttosto complessi che permettono di
mantenere in vita il paziente per non più di qualche giorno. Questi sistemi hanno comunque hanno consentito di ottenere risultati preliminari molto
promettenti, soprattutto nel campo dell'insufficienza epatica fulminante.
Lo xenotrapianto
Con questo
termine, si intende il trapianto, l'impianto o l'infusione a scopo terapeutico
in un ricevente umano di organi, tessuti o cellule vive di provenienza animale
(xenotrapianto di tipo A) o di fluidi corporei, cellule, tessuti o organi umani
che sono entrati in contatto ex vivo con cellule, tessuti o organi animali vivi
(xenotrapianto di tipo B). Se lo xenotrapianto divenisse una realtà porterebbe ad una fonte illimitata di
organi di ogni tipo e misura, per essere trapiantati nell'uomo. La
disponibilità di tali organi porterebbe ad una riduzione dei tempi in lista
d'attesa, eviterebbe il progressivo deterioramento clinico che abitualmente si
verifica mentre si è in attesa per un organo e permetterebbe una chirurgia
programmata ed elettiva in condizioni cliniche ideali. La riduzione del periodo
passato in lista d'attesa porterebbe ad una riduzione considerevole dei costi
relativi al trattamento dei pazienti con insufficienza d'organo in fase
terminale, come a quelli in dialisi. Inoltre, questo permetterebbe ad un vasto
numero di pazienti, per i quali oggi non esiste una disponibilità d'organi, ad
essere a loro volta trapiantati.
Lo xenotrapianto porterebbe ad una migliore organizzazione dei centri di
trapianto.
Il tempo d'ischemia, che viene considerato un fattore importante per una lunga
sopravvivenza dell'organo, si ridurrebbe in modo sostanziale. Infine, vi è la
speranza che una maggiore disponibilità di organi eliminerebbe il mercato
illegale e più volte denunciato dai mass-media.